Celebrazione del 150°anno dell’Unità d’Italia
Ospiti di Pino Li Pira in un grandioso ricevimento all’Hotel Ariston Montecarlo di Sanremo abbiamo celebrato il 150° anno dell’Unità d’Italia.
La serata, dopo il saluto alle Bandiere, è iniziata con breve conferenza del Presidente che ha partecipato l’uditorio alla celebrazione dell’Unità d’Italia
richiamando i valori ed i principi della nostra associazione, queste le sue parole:
Celebrazione dell’Unità d’Italia ,1861
Celebrare vuol dire ricordare, partecipare festosamente evocando un avvenimento che nel nostro caso è l’Unità d’Italia, vale a dire la nascita della Nazione italiana avvenuta giusto nel 1861. Evocare significa far rivivere un periodo, partecipando un’atmosfera, un mondo che oggi appare lontano al mio modo sentire, con l’attuale modello di vita e di disvalori almeno per me, non condivisibili.
Ho letto recentemente una massima “ E un bel Paese quello che non ha bisogno di eroi ”.
Sicuramente l’autore non pensava alla guerra. Ma subito dopo mi sono sentito sollevato da una frase tratta da un discorso di commiato del 1961 all’Accademia di West Point del Gen. Mac Arthur, che compendia in tre righe tutto ciò che una celebrazione significa, riferendosi a coloro che hanno sacrificato la vita per un ideale
“Non conosciamo la dignità delle loro origini ma conosciamo la gloria delle loro morti. Essi sono morti senza chiedere, senza lamentarsi, con la loro fede nel cuore e sulle loro labbra la speranza della vittoria.”
Oggi, fortunatamente, non occorre combattere una guerra per essere degli eroi.
Mantenerci coerenti alla propria fede, alle nostre idee ed ai principi che ci hanno insegnato, nella continua turbolenza mediatica che ci opprime, rappresenta oggi già una briciola di eroismo, un piccolo contributo personale, con il quale onorare tutti coloro che nella nostra storia patria hanno speso la vita per questo ideale.
Del primo Risorgimento ho solo qualche nozione storica; del cosiddetto secondo risorgimento, anni ’50, dopoguerra ho un ricordo nitido di gente comune che … si riconosceva, l’uno nell’altro. Tutto passa, 150 anni in termini evolutivi e storici sono un attimo; chissà magari quei tempi torneranno ancora ed i nostri nipoti ne potranno gioire.
Per noi oggi credo che la migliore partecipazione sia quella di tenere accesa nei nostri cuori la fiamma di questi valori come energia a servire il nostro Paese,
certamente come Rotariani, certamente gli unici, nel nostro panorama sociale a mio giudizio, ad aver mantenuto quell’aplomb costruito sul rispetto, sull’orgoglio e sulla dignità insiti nel concetto del Servire.



